Patrocinio a spese dello Stato e consulenza legale gratuita: due istituti diversi
Il Patrocinio a spese dello Stato consente, a chi possieda i requisiti reddituali previsti dalla legge, di essere assistito da un avvocato senza sostenere direttamente il relativo compenso nell’ambito del procedimento per il quale è stato ammesso al beneficio.
Non equivale, però, a un diritto generale alla consulenza legale gratuita: la distinzione tra i due istituti è essenziale e spesso fraintesa.
Il gratuito patrocinio è disciplinato dagli articoli 74 e seguenti del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 ed è previsto per la difesa in giudizio del cittadino non abbiente, quando le sue ragioni non risultino manifestamente infondate, nei processi civile, amministrativo, contabile e tributario, oltre che negli affari di volontaria giurisdizione.
Una volta concessa, l’ammissione vale per ogni grado e fase del processo, nonché per le procedure derivate o connesse. Il beneficio copre quindi l’attività difensiva svolta all’interno del giudizio, comprese le spese per il difensore e, nei limiti di legge, per i consulenti e gli ausiliari.
Occorre però precisare che la regola generale secondo cui il patrocinio riguarda soltanto il processo non esclude ogni attività svolta prima dell’instaurazione del giudizio. La fase stragiudiziale prodromica al procedimento può rientrare nel beneficio quando l’attività dell’avvocato sia strettamente funzionale all’avvio del giudizio oppure alla difesa in un giudizio già pendente.
In altre parole, l’attività stragiudiziale è coperta dal patrocinio soltanto se il procedimento viene effettivamente promosso oppure se il cliente deve resistere in giudizio.
In tali ipotesi, gli atti preparatori necessari alla difesa possono essere considerati parte dell’attività difensiva coperta dal beneficio, restano invece, di regola, esclusi dallo stesso la consulenza generica, il semplice parere legale e l’assistenza stragiudiziale che non sfoci nella promozione di un procedimento o nella resistenza a un giudizio.
La Cassazione ha infatti più volte chiarito che il patrocinio a spese dello Stato riguarda la difesa in giudizio e non può estendersi, in linea generale, all’attività stragiudiziale priva di collegamento necessario con il processo.
Ne segue che l’ammissione al patrocinio non attribuisce, di per sé, il diritto a ricevere gratuitamente una consulenza, un parere legale o un’assistenza preventiva.
La consulenza legale gratuita è invece un servizio diverso. Non comporta l’assunzione (appunto gratuita) della difesa in un giudizio, ma offre un primo orientamento giuridico per comprendere la natura del problema, gli eventuali rimedi e le strade da seguire.
A Torino, per esempio, il Comune ha attivato lo sportello “Chiedi all’Avvocato” presso il Punto Informativo Unificato: consente di prenotare un appuntamento gratuito con un’avvocato a ciò preposto per brevi consulenze informative su questioni di diritto civile e ottenere una prima indicazione.
In conclusione, il Patrocinio a spese dello Stato e la consulenza legale gratuita sono istituti ben diversi: il primo tutela chi possiede i requisiti reddituali di legge in termini di accesso alla difesa nell’ambito di un procedimento, mentre la seconda offre un primo supporto informativo, secondo le modalità previste dai servizi territoriali.
Confonderli può generare aspettative errate, soprattutto sulla gratuità delle consulenze e dell’attività stragiudiziale degli Avvocati nell’esercizio della professione.
