Nel corso del 2025, la Corte di Cassazione è intervenuta con rilevanti pronunce in punto amministrazione di sostegno, delineando con precisione i confini di uno strumento pensato per proteggere le persone fragili, ma che deve essere applicato con rigore, proporzionalità e rispetto dell’autonomia individuale.
La misura non è automatica.
Con l’ordinanza n. 5088/2025 la Suprema Corte ha ribadito che l’amministrazione di sostegno può essere disposta solo quando la persona interessata si trovi in una reale e concreta impossibilità di gestire i propri interessi, anche con il supporto di familiari o professionisti di fiducia. La mera presenza di una patologia o una condizione di vulnerabilità non è di per sé sufficiente per attivare la misura.
Il giudice deve procedere a una valutazione caso per caso, considerando la gravità della situazione, il contesto familiare e sociale e il livello di supporto necessario. L’intervento, quindi, deve essere proporzionato, adeguato alle specifiche esigenze e non invasivo.
Rispetto dell’autodeterminazione.
La Corte ha inoltre sottolineato che, se la persona beneficiaria è lucida e manifesta dissenso alla nomina, la misura non può essere imposta, salvo che vi siano rischi concreti e documentati per la sua tutela. L’amministrazione di sostegno è uno strumento di protezione e non di controllo e, pertanto, deve mirare alla salvaguardia della dignità e della libertà dell’individuo.
Accertamento rigoroso e personalizzato.
Con l’ordinanza n. 25890 del 22 settembre 2025, la Prima Sezione Civile ha ribadito la necessità di un accertamento specifico e circostanziato della menomazione e della sua incidenza sulla capacità di provvedere ai propri interessi, sia personali che patrimoniali.
La Corte ha escluso l’applicazione della misura a chi, pur presentando difficoltà gestionali o tratti caratteriali peculiari, conserva lucidità e autonomia decisionale e soprattutto ha espresso volontà contraria. In tali situazioni, l’attivazione dell’amministrazione di sostegno non è giustificata.
Le pronunce del 2025 confermano quindi che l’amministrazione di sostegno rappresenta una misura di tutela eccezionale, da adottare solo quando sussiste una reale necessità di protezione, nel massimo rispetto della persona e della sua autodeterminazione.
Il giudice deve motivare puntualmente ogni decisione, evitando interventi generici o troppo estesi, valorizzando sempre il sostegno più lieve possibile e calibrato sulle specifiche esigenze del beneficiario.
